Chiusura dei “Tribunalini”? Not in my Backyard

giovedì, 13 giugno 2013 @ 16:10

Come spesso è accaduto in questi mesi, tocca al Presidente Napolitano dire “il Re è nudo”. Il rinvio della revisione della geografia giudiziaria ha trovato l’accordo di tutti gli schieramenti in Commissione Giustizia. Come dire, tutti sono bravi a parlare di tagli, ma basta che riguardino gli altri. In inglese si dice “Not in my backyard“. Interessi particolaristici tendono a prevalere su quello generale: avvocati e magistrati che non vogliono/possono spostarsi di poche decine di km. Il problema, si badi bene, non è solo quello del risparmio dei costi (circa Euro 70 milioni per tribunale), ma di assicurare una migliore giustizia e una distribuzione più razionale dei tribunali sul territorio. Una migliore giustizia perché sarà possibile avere giudici più specializzati anzichè tuttologi, come capita nei piccoli tribunali. Quanto alla distribuzione, basta ricordare quanto scriveva l’Ufficio Studi della Confindustria: “La geografia giudiziaria italiana è, infatti, storicamente superata, dato che la distribuzione delle circoscrizioni e la loro grandezza sono diventate nel tempo incoerenti con lo sviluppo economico e sociale delle diverse realtà locali del Paese e quindi con i reali bisogni di giustizia.” E’ anche un problema di produttività, continua il rapporto della Confindustria: “Anche il CSM, facendo propri i risultati delle analisi di alcuni studi recenti, sostiene che un ufficio con una pianta organica inferiore a 40 magistrati perde economie di scala e di specializzazione, mentre un ufficio con oltre 80 magistrati diventa difficile da gestire”.
In fin dei conti, si dibatte da un anno di un primo intervento che tocca solo poco più di una trentina di tribunali. La verità è che servirebbe un ben più ampio ridisegno di tutta la geografia giudiziaria. Ad esempio, si è parlato di fare dei tribunal minori delle sedi distaccate di quelli maggiori, consentendo una migliore allocazione delle risorse umane e materiali, ovvero di creare delle macro-aree.
E’ appena il caso di ricordare, a titolo meramente esemplificativo, a quali inefficienze e sprechi abbiano condotto simili politiche in materia di sanità e università. Ogni città tende ad avere delle piccole e poco qualificate Università dove ricercatori locali possono trovare impiego, anziché avere centri di ricerca più grandi e suscettibili di attrarre studenti e docenti di eccellenza.
Se il buongiorno si vede dal mattino ….

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