Calano i redditi, precipitano i consumi: come ce la caviamo?

mercoledì, 23 gennaio 2013 @ 18:06

I dati purtroppo confermano una realtà dura e ben diversa da quella, rassicurante, che spesso viene evocata in campagna elettorale: “il peggio è passato”, “non ci saranno manovre correttive”, “la ripresa ci sarà nella seconda metà del 2013”.
La verità vera e scomoda è che il paese è ancora in recessione e gli italiani sono sempre più poveri.
Gli ultimi dati diffusi da Acri Ipsos nel corso della Giornata del Risparmio confermano che ormai circa un terzo delle famiglie italiane (il 31%) è costretto a intaccare i propri risparmi e a vendere beni o a ridurre investimenti per  far fronte alle spese correnti.

Non c’è da stupirsi se i consumi calano. Se i cittadini sono disorientati, depressi, infuriati, sfiduciati.

È finito l’effetto dell’anestesia praticata al paese da Berlusconi e Tremonti, con pesanti iniezioni di ottimismo facilone: consumate, spendete, in Italia stiamo meglio che all’estero. Ed è finita anche la paralisi da shock dell’anno scorso.
La verità è che per far ripartire i consumi occorrono due urgenti interventi strutturali: riduzione del carico fiscale. Interventi sul lavoro per combattere la disoccupazione e il precariato.

Il taglio delle tasse, però, non si può fare se contemporaneamente non si taglia in modo drastico la spesa pubblica inefficiente. E per accrescere il numero degli occupati ci vogliono insieme flessibilità e tutele.
La flessibilità consente di assumere giovani, donne e precari, ma il trade off, il negoziato virtuoso da proporre, è questo: lavoro a tempo indeterminato a fronte di possibilità di licenziamenti in caso di difficoltà economiche dell’azienda, con costi limitati e senza contenzioso per i nuovi assunti.
Non dimentichiamo che è inoltre indispensabile rafforzare, anche con il ricorso ai privati, la formazione e il collocamento dei 50enni che perdono il lavoro. I dati ci dicono che il collocamento pubblico non funziona.

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