Il clima è cambiato. Coraggio, continuiamo a correre

domenica, 17 febbraio 2013 @ 20:28

La novità è che è cambiato il clima. A sette giorni dalle elezioni tutti i sondaggi che più o meno di nascosto girano tra le redazioni dei giornali e i partiti politici danno Fare per Fermare il Declino in grande crescita. I numeri non si possono pubblicare per questa illiberale legge che tratta gli italiani  da “bambinoni immaturi”, come ha giustamente scritto Panebianco sul Corriere della Sera di oggi, ma è evidente che si sta creando un forte consenso popolare che porterà un gruppo di coraggiosi fattivi nelle aule parlamentari, a continuare la battaglia iniziata nelle piazze e nei teatri in questi mesi.

Il primo ad accorgersene, come spesso accade in queste materie, è stato Berlusconi, che la scorsa settimana in più occasioni ha lanciato le sue invettive contro di noi invitando gli italiani a non votare per “un Giannino qualunque”. E Berlusconi di sondaggi se ne intende. Ma ora la crescita di Fare è un fenomeno di cui tutti i partiti sono consapevoli. Me ne sono reso conto in questi ultimi giorni, anche nel corso delle interviste e dei talk show televisivi ai quali ho avuto occasione di partecipare. Mentre fino a qualche settimana fa attendevo implacabile la domanda sul “voto utile”, ora mi vengono poste domande di ben diverso tenore: “ Ma voi in Parlamento quali posizioni prenderete?”, “Dopo le elezioni troverete un accordo per le riforme con le altre forze in Parlamento?” “Quali saranno le vostre priorità sulle riforme da adottare dopo le elezioni?”. Non solo. Sempre più spesso incontro esponenti di altri partiti che, dopo aver abbandonato il tono un po’ arrogante con il quale parlavano di Fare per Fermare il Declino, ora si complimentano per la campagna elettorale che stiamo conducendo, e più o meno privatamente si augurano di ritrovarci in Parlamento (auspicando che i voti li sottraiamo prevalentemente ai loro avversari diretti delle principali coalizioni).

Nella stessa direzione vanno anche i riscontri che abbiamo dalla campagna sul web,  molto efficace e sempre più virale. Certo, la visibilità sulla televisione ci ha aiutato a raggiungere il grande pubblico. Gli interventi di Oscar sono sempre impeccabili e hanno costretto tutti gli interlocutori, prima o poi, a riconoscere che ha ragione. Uno dei video più visti in questi giorni su YouTube (ad ora 53.849 visite) è intitolato “Ha ragione Oscar”: mostra esponenti di tutti i partiti e autorevoli giornalisti che concordano con lui.

Ma non è solo la televisione. Tutti i grandi partiti nelle ultime settimane hanno mostrato la propria inaffidabilità cambiando in continuazione posizione sui principali temi di politica economica. Vi ricordate la patrimoniale, per fare un solo esempio? Era il cavallo di battaglia di Bersani, su cui anche Monti aveva concordato nella prima conferenza stampa. Cercate di ritrovarne un accenno nelle interviste più recenti degli stessi leader.
Gli italiani non sono poi così sciocchi come molti politici della vecchia generazione credono. E, soprattutto, sono esasperati e stufi di farsi prendere in giro: parole al vento prima delle elezioni subito dimenticate il giorno dopo. Per noi non è così. Il nostro programma è stato pubblicato a luglio ed è rimasto lo stesso. Nel corso di questi mesi abbiamo aggiunto maggiori dettagli, numeri, e abbiamo elencato gli interventi specifici da fare, distinguendo addirittura tra quelli immediati e quelli della fase due.
La coerenza e l’onestà intellettuale pagano, io credo.

Così, ci avviamo all’ultima settimana di campagna elettorale, rincuorati da questi riscontri, ma sempre attenti e vigili. Occorre continuare con il passaparola, è necessario incontrare la gente nelle piazze e nei teatri (con Grillo siamo forse gli unici a riempirli), dobbiamo comunicare attraverso internet e i social media, ma anche organizzando cene e aperitivi, o scrivendo lettere, o telefonando a parenti e amici…
Oggi un grande messaggio di rinnovamento della politica sta passando nel paese e sta portando entusiasmo, dopo anni di rassegnazione e rabbia. Ci manca l’ultimo miglio. Coraggio!

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