La visione di Fare? Un forte filo rosso

giovedì, 14 febbraio 2013 @ 0:54

Ormai siamo a dieci giorni dalle elezioni. Le interviste, i dibattiti, le cene si susseguono a un ritmo frenetico. Nella stessa giornata mi capita di parlare di temi assai diversi (oggi, ad esempio: giustizia, lavoro, piccole e medie imprese, cultura) con interlocutori sempre attenti e preparati. Passare da un argomento all’altro con scioltezza è meno difficile di quanto possa sembrare: i nostri dieci punti di programma hanno un filo conduttore che li lega, un’unica visione che dà coerenza a tutte le nostre proposte. L’idea di fondo è una società più libera, con uno Stato meno ingombrante e più efficiente, che offre più opportunità e premia il merito. Una società che rende agevole competere, che tutela i deboli ma non ha pregiudizi contro chi ha onestamente avuto di più, che si fonda sulla “rule of law”.

Così sono passato dalla “Giornata della collera” dei costruttori edili, travolti da una crisi che ha fatto perdere in un quinquennio circa 550.000 posti di lavoro, ad una trasmissione su Sky TG24 dove si è parlato di imprese che chiudono, di lavoratori disoccupati suicidi per disperazione e del brutto affaire di Finmeccanica. Il fil rouge che lega tutte queste questioni è facile da individuare: la crisi senza fine, l’emergenza lavoro, la necessità di riforme strutturali, di semplificazioni e di liberalizzazioni per ripartire.
Mentre i disoccupati protestano, ogni giorno emergono scandali originati dal perverso legame tra politica e affari. Dopo il caso MPS ecco le nuove rivelazioni su Formigoni, la condanna di Fitto e l’arresto di Orsi per la vendita degli elicotteri in India. Sembra quasi l’espressione di  una volontà suicida di questa classe dirigente, che per difendersi non può far altro che invocare la conspiracy theory: la magistratura artatamente farebbe scoppiare gli scandali in prossimità delle elezioni per influenzarne il risultato. Ma chi ci crede, ormai?

In serata ho partecipato a un interessante dibattito sui problemi del mondo della cultura, che comprende non solo i beni culturali, ma tutte le industrie culturali e creative, e ho illustrato le proposte di Fare. Erano presenti molti esponenti del settore: giornalisti, musicisti, antiquari, direttori di teatro, docenti universitari. Comune a tutti l’insofferenza per le banalità che da decenni, in prossimità delle elezioni, si sentono dire sull’esigenza di investire nella cultura (e subito dopo, invece, arrivano i tagli lineari). Non abbiamo fatto promesse generiche, ma abbiamo presentato proposte concrete, com’è nel nostro stile, per rivitalizzare il settore: aprire ai privati, togliere inutili vincoli normativi, proteggere e valorizzare gli artisti, ridurre la tassazione, gestire in modo manageriale i musei, stabilire le priorità per evitare erogazioni di fondi a pioggia, investire nella formazione.

Nel frattempo, in assenza dei sondaggi, il passaparola indica un centrodestra che ha frenato la rimonta, la lista Monti in gravi difficoltà, il PD stabile. Solo Grillo e Fare per fermare il declino continuano a crescere e potrebbero essere le vere sorprese di questa tornata elettorale. Voglio ancora sperare che il risultato del Movimento cinque stelle sia inferiore alle aspettative: non basta protestare, occorre costruire. E gli italiani lo sanno. Per questo sono fiducioso sul nostro risultato.

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