Erede, uomo schivo avvocato visionario


18/10/2026 di Umberto Nicodano e Alberto Saravalle.

Sergio Erede era una persona schiva, di poche parole. Chi lo conosceva ricorda certamente i suoi lunghi silenzi che, nelle riunioni negoziali, pesavano più delle parole. Non concedeva interviste, faceva parlare i fatti. Sarebbe stato, dunque, riluttante a veder pubblicato un articolo sulla sua figura, ancor più per celebrarne il contributo alla crescita del Paese. Eppure, indubbiamente, ha scritto delle pagine importanti della nostra storia economica, contribuendo a svecchiare un sistema chiuso e relazionale, caratterizzato dal duopolio tra partecipazioni statali e capitalismo familiare, proiettandolo verso un modello dinamico, aperto e basato sul mercato.

L’esperienza da giovane negli Stati Uniti, prima alla Harvard Law School e poi nello studio legale Sullivan & Cromwell a New York, in un tempo in cui era rarissimo recarsi all’estero dopo la laurea, gli aveva lasciato un’impronta indelebile. Aveva visto coi propri occhi come funzionavano i grandi studi di oltreoceano e come si svolgevano, a viso aperto e senza esclusione di colpi, le battaglie per il controllo societario. Insomma, un modo affatto diverso di concepire la professione che ha poi voluto e saputo importare in Italia.

Non ha mai avuto paura di rischiare. A poco meno di sessanta anni, un’età in cui molti pensano a ritirarsi o approfittare del proprio avviamento, non ha esitato a mettersi in gioco per creare con Franco Bonelli e Aurelio Pappalardo un campione nazionale con la struttura, l’organizzazione e le necessarie diversificate competenze per assistere le imprese, italiane ed estere, in tutti i settori della business law. E, soprattutto, in grado di competere con le law firm internazionali che allora stavano entrando nel nostro mercato in vista del processo di privatizzazioni.

Forse due anni dopo la creazione di BonelliErede, venne insignito di un premio alla carriera da Chambers assieme ad altri grandi avvocati europei e americani. Detestava quegli eventi, anche se ne capiva l’utilità per lo Studio. In quell’occasione ebbe a dire (come Gassman): “ho un grande futuro dietro alle spalle”. In realtà nei due decenni successivi ha saputo ottenere i risultati più eclatanti della sua carriera professionale.

I suoi principi ispiratori, che ripeteva all’infinito ai giovani che si sono formati con lui, erano la ricerca dell’eccellenza, la meritocrazia, l’attenzione quasi maniacale ai dettagli, la lealtà fino in fondo al proprio cliente. Lo connotavano il coraggio di immaginare e intraprendere operazioni, per tutti apparentemente impossibili, e la determinazione per portarle a compimento, tutti caratteri impressi nel DNA dello studio che porta il suo nome. Anche, se necessario, sfidando l’establishment (come non ha esitato a fare in molteplici situazioni, a partire dalla celebre OPA ostile su Telecom Italia). E conducendo delle durissime battaglie, ma sempre a viso aperto e, come soleva dire, “con la schiena dritta”, come aveva imparato negli Stati Uniti. Amava lo scontro, ma sapeva anche quando era il momento di chiudere la trattativa. E sapeva sempre stupire, tirando fuori dal cappello - magari dopo interminabili silenzi che sconcertavano la controparte - soluzioni originali suscettibili all’ultimo momento di spostare l’ago della bilancia a favore dei suoi clienti.

Nel corso della sua carriera professionale ha concorso in modo determinante al processo di modernizzazione del nostro ordinamento giuridico, ideando nuove tipologie di operazioni (nel 1999, per esempio, l’OPA su Telecom ha messo alla prova le nuove norme in materia della Legge Draghi, come era noto allora il Testo Unico della Finanza), importando dall’estero e adattando tecniche prima sconosciute (i leveraged buy out, le proxy fight), creando modelli contrattuali (gli Share Purchase Agreement con decine di pagine di representations and warranties) che, nel tempo, sono divenuti standard di mercato. Ed è stato sempre il punto di riferimento per alcuni dei principali capitani d’industria, finanzieri, imprenditori e per alcune grandi famiglie industriali, che ha affiancato, consigliandoli e accompagnandoli nei processi di internazionalizzazione o nei passaggi generazionali.

Ci piace ricordarlo con la sua matita con la quale, fino a venerdì scorso, personalmente effettuava il mark-up ai contratti o alle memorie arbitrali, la civetteria con la quale si lamentava dell’inglese leggermente meno che perfetto dei suoi collaboratori, l’attenzione che riservava a ogni dettaglio dell’operazione. Avvocato fino in fondo, dunque, ma anche uomo di cultura. Come tutte le persone di grande valore, era pieno di curiosità e interessi. Sotto la durissima scorza dell’avvocato d’affari, era un sofisticato lettore (soprattutto di libri di storia), un appassionato melomane (e come non poteva, con un padre direttore d’orchestra alla Metropolitan Opera e una madre, che era stata una delle più grandi agenti musicali e teatrali italiane), un curioso viaggiatore (soprattutto nella campagna francese che molto amava). 

Nei giorni scorsi si era trasferito nel nuovo headquarter di BonelliErede, lasciando la storica sede di Via Barozzi. Qualcuno temeva fosse nostalgico. Invece no, perché come sempre sapeva guardare avanti. Lo abbiamo visto sorridente, felice, consapevole in maniera tangibile della realizzazione della sua vita, il grande studio italiano che poteva misurarsi alla pari con le grandi law firm internazionali.

Prossimi appuntamenti

Martedì 30 giugno alle 14:30 parteciperò come relatore a un Webinar organizzato dalla Camera degli Avvocati Internazionalisti sul tema: EU Inc.: Conversazione intorno al possibile futuro del diritto societario europeo. Gli altri partecipanti saranno  Salvatore Domenico Zannino, Alberto Malatesta, Lorenzo Schiano di Pepe, Stefania Bariatti e Corrado Malberti. Per iscriversi https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_NMrf3jeARcy3RWUs2Xp0uw

Video

Intervista a Caffè Affari su Class CNBC a proposito del ventottesimo regime proposto dalla Commissione europea

Il video del mio intervento a Quante Storie su su Rai 3.

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